L’ultimo dei Soldengo

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Venerdì 23 marzo u.s., presso la sede del Fogolâr Furlan di Roma nella Casa delle Associazioni Regionali, è stato presentato il romanzo L’Ultimo dei Soldengo, di Giuseppe Solardi. Lo scrittore e poeta cervignanese è una illustre conoscenza del Fogolâr di Roma avendo frequentato la vecchia sede ai tempi 

 

del suo quinquennio romano. Sono trascorsi ormai circa 12 anni da quando la nostra associazione ha lasciato quei locali di via Principessa Clotilde, ove visse e studiò Enrico Morpurgo. Il lascito del barone, che il vecchio presidente Antonio Comelli aveva messo a disposizione del Fogolâr guidato da Adriano Degano, fu cartolarizzato nel 2006 dalla Regione FVG. Così venne la trasmigrazione sul bordo nord di Villa Borghese in quello che un tempo fu il Museo delle Colonie, grazie all’intuizione di Degano di dar vita ad una Casa comune per i circoli regionali (UNAR), formalmente esposta al Presidente della Repubblica Ciampi e poi attuata dal sindaco Veltroni. In questo bel contenitore il Fogolâr convive oggi con tutte le associazioni espressioni delle identità regionali italiane, consentendo una osmosi continua di culture, tradizioni e lingue, tra le più diverse che costituiscono la ricchezza del nostro Paese. Tutta l’Italia si può dire sia riunita nella sede di via Aldrovandi 16. A fare gli onori di casa è stato il presidente ingegner Francesco Pittoni alla guida del sodalizio da circa 4 anni, dopo la scomparsa di chi per circa 50 anni ha condotto il Fogolâr ai massimi livelli e ha portato la cultura friulana nelle sedi delle Istituzioni e negli ambienti culturali della capitale. Nel numeroso pubblico tra gli i presenti si notavano Roberto Sancin dell’Associazione Triestini e Goriziani di Roma. A scandire i tempi della manifestazione è stata la nostra consigliera dr.ssa Anna Marcon, affiancata dall’attrice Cristina De Cataldo che ci ha fatto conoscere anche il lato poetico dell’anziano scrittore friulano, interpretando alcune poesie tratte dal libro Via con l’ombra, edito nel 2015 con la prefazione di Walter Pedullà. Che Solardi sia ancora legato alla capitale lo conferma la scelta di pubblicare anche questa sua nuova opera con Ponte Sisto, notissima casa editrice romana. «L’ultimo dei Soldengo è un libro come al giorno d’oggi non si fanno più». Così ci aveva detto lo scrittore durante alcune conversazioni telefoniche che hanno anticipato la presentazione romana. «Gli editori vogliono pubblicare volumi scritti in poche settimane». Questo romanzo di 478 pagine si è invece sedimentato nel tempo, a partire dagli anni ‘80, e nella stesura originale comprendeva ben 120 pagine in più. Un romanzo storico, diremmo di stampo ottocentesco per la prosa con la quale si racconta il profluvio di vicende del suo protagonista principale, il conte Cristiano Soldengo. Discendente di una nobile casata di Soldenigo, cittadina che Solardi rivela di essere lo pseudonimo di Strassoldo, il conte Cristiano diventa strumento per scandire la fine inesorabile dei fasti della Mitteleuropa, di cui il Friuli orientale con la dominazione austroungarica fu per lungo tempo lembo della periferia meridionale. Alla domanda di una probabile analogia a Il Gattopardo del Tomasi di Lampedusa, Solardi ha smentito ogni suggestione e condizionamento ispirativo. Quando ha iniziato a scriverlo, come lui stesso racconta, intratteneva conversazioni letterarie con vecchi nobili superstiti e nostalgici del periodo asburgico. Sono stati probabilmente i conti di Saciletto, di Cervignano e di Strassoldo il suo imprinting, l’ispirazione a scrivere sul glorioso passato di queste terre. Citando come fonte mons. Francesco Spessot, prima di lui «avevano tentato di tradurre in una narrazione storico romanzesca quel periodo altri due autori di notevole cultura conosciuti nella biblioteca del Seminario teologico di Gorizia dove lavoravo, ma entrambi gettarono la spugna». A ricreare l’atmosfera del romanzo gli intermezzi musicali di brani che costituiscono quasi la colonna sonora del racconto, da Strauss II a Mozart, a Chopin. La consegna dell’incisione Marco Aurelio portatore di pace dell’architetto Giuliano Bertossi e un brindisi in onore dello stimato scrittore hanno concluso la serata.

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